Quanto costa fare un film in Italia? Precisiamo. Quanto sudore costa fare un film in Italia? Quanti rospi deve mandare giù un regista per fare un film nel nostro Paese? “Boris – Il film” ce lo racconta molto bene.
Un regista, René Ferretti, soffocato dalla mancanza di libertà artistica nella televisione (particolarmente generalista), decide di abbandonare il lavoro di regista, ma uno degli attori lo convince a fare il salto e dirigere un vero film. Il soggetto sarà tratto dal libro-inchiesta “La casta” di S. Rizzo e G. A. Stella, pubblicato nel 2007, sulla situazione dei politici italiani intoccabili, quindi la pellicola sarà impegnata e seria, ben diversa da quelle a cui erano abituati il cineasta, gli attori e gli artigiani che lo seguivano sul lavoro.
Tra mille difficoltà, la produzione procede, ma quando l’attore più importante del cast muore, al suo funerale vengono a galla verità sconcertanti, come la mancanza di copertura economica, precedentemente data per scontata. Così, stremato dalle mille traversie e difficoltà, Ferretti molla e cede alle richieste del pubblico e della produzione televisiva, che gli fanno modificare il soggetto rendendo il film un cinepanettone che più trash non si può. Morale della favola: tutti sono contenti (pubblico, produttori, gli attori abituati a lavorare in TV), tranne il regista e pochissimi altri suoi collaboratori, costretti a mandar giù un grandissimo rospo.
La trama di “Boris – Il film” è interessante (nonostante sia stato realizzato a seguito dell’omonima serie TV e da questa riprenda il filo della storia) e ben costruita: i dialoghi e le battute non risultano mai banali o prevedibili e lasciano allo spettatore il sorriso beffardo sulle labbra e qualche sensazione amarognola in bocca. Il cast è lodevole: dalla piccola dei Guzzanti, Caterina (mai fuori dalle righe), al protagonista Francesco Pannofino (sempre rassicurante ed espressivo anche come regista incazzato, ma di più come regista puccioso per attirare l’approvazione dell’attrice di grido, troppo sensibile alla pressione sul set), all’attricetta terribile, Carolina Crescentini, la cagna maledetta (bravissima nel sorprendere lo spettatore con un cambio di ruolo spiazzante), a Paolo Calabresi, ad Antonio Catania, a Claudio Gioè e tanti altri volti, più o meno noti del piccolo e del grande schermo, fino ad un cameo di Nicola Piovani nel ruolo di sé stesso.
Tutti si dimostrano molto capaci e appassionati, nonostante non siano il cast stellare di altri film italiani, ma forse proprio per questo risultano ancora più convincenti e veri, dato che hanno poi il compito per tutta l’opera di interpretare i tic proprio di quei grandi attori, registi, artisti che con le pellicole lavorano a livelli più alti o colti, come dicono loro. La fotografia, unico neo, non raggiunge vette altissime e, forse volutamente, trasmette allo spettatore la sensazione di guardare un prodotto un po’ più artigianale rispetto alle pellicole degne dei concorsi importanti (unica nomination del film è quella ai Nastri d’Argento).
“Boris – Il film” è una pellicola che va vista se si vuole avere qualche idea sul duro mondo dello spettacolo, ridendoci e riflettendoci sopra, per uscire dalla sala con la magra consolazione che anche il cinema ha capito che dalla televisione non si scappa, soprattutto guardando alle tante serie TV che affollano le piattaforme a pagamento oggi, 15 anni dopo questo lavoro.
N. P.
