Immagini e intelligenza artificiale: Bagnacavallo, 14 aprile 2026

Al giorno d’oggi siamo sempre più a contatto con l’intelligenza artificiale: ciò che prima veniva usato solo da studiosi e ricercatori, in questo momento possiamo trovarlo a portata di mano attraverso un’applicazione sul nostro cellulare. Ma quanto conosciamo sull’argomento?

Il 14 aprile, a Bagnacavallo, si è tenuta una conferenza dal titolo “Immagini e intelligenza artificiale”, presieduta da due esperti in materia: Pietro Kobau, professore di Estetica all’Università di Torino, e Guido Borghi, professore di Ingegneria e Intelligenza Artificiale a UniMoRe.

La finalità del loro intervento è quella di insegnarci le basi per un corretto approccio a questo nuovo mondo.

Sintografia e fotografia. Per comprendere l’argomento è fondamentale iniziare dalla distinzione tra fotografia e sintografia: la fotografia, che tutti conosciamo, consiste nel fissare e rendere permanente su un supporto, generalmente la carta, materiale sensibile ai raggi luminosi.

Questo processo si basa sul fatto che un oggetto fisico, portatore di informazioni, cioè il nostro soggetto, viene emulato. La sintografia, invece, è il processo tramite il quale l’intelligenza artificiale produce un’immagine.

Quando parliamo di sintografia è importante comprendere il fatto che non stiamo parlando di fotografia, poiché il processo sintografico non necessita di un oggetto fisico, ma crea l’immagine attraverso basi di dati composite che vengono catalogate in maniera scritta.

Come si crea una sintografia? Esistono diversi modelli di intelligenza artificiale; tuttavia, al giorno d’oggi, il più diffuso è il Diffusion Model.

Questo modello insegna all’AI ad eliminare i pixel in eccesso di un’immagine, per giungere ad una rappresentazione chiara e ben delineata. Attraverso il testo, l’AI viene condizionata a creare l’immagine che si vuole ottenere.

È possibile distinguere un’immagine vera da una artificiale? Esistono due risposte a questa domanda. Dal punto di vista tecnologico, esistono programmi e software in grado di stabilire se ci troviamo davanti ad una fotografia o a una sintografia.

Dal punto di vista umano, la situazione si rivela più complicata, poiché l’occhio umano non è in grado di percepire alcuna differenza; eppure esistono minimi dettagli che possono smascherare una sintografia, come le dita della mano oppure i capelli.

Nel quotidiano, quindi? Queste innovazioni tecnologiche possono creare una certa ansia e la paura di non essere in grado di distinguere la realtà dalla fantasia. Ciononostante, con l’approvazione definitiva dell’AI Act (Regolamento UE 2024/1689), entrato in vigore il 1° agosto 2024, l’Unione Europea ha introdotto la prima normativa organica al mondo per regolamentare lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, con l’auspicio di utilizzare specifici bolli per identificare dove e quanto l’intelligenza artificiale abbia partecipato nella determinata pubblicazione.

Inoltre, la modifica delle immagini è una pratica antica quasi quanto la fotografia stessa: l’essere umano è già stato, nel tempo, abbondantemente “bombardato” da immagini false. Si ritiene quindi che il nostro cervello abbia già sviluppato gli “anticorpi” per percepire la veridicità di un’immagine oppure no.

Si ringrazia per l’invito il professor Leardo Botti. 

A cura di Lorena Niculita